28 Novembre 2022 - 3:06 pm


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MeloniRibaltoni Exxx…Polzive!!! Il Foglio svela le tendenze illusioniste di Giorgia: Vorrei Fedriga alla guida della Lega. Il presidente: Non si leggono certi giornali.

 

Scrive Il Foglio di oggi: “Meloni preferirebbe che il segretario della Lega fosse Massimiliano Fedriga, il quarantaduenne presidente del Friuli, un giovane politico quadrato: quando quello parla, lei lo capisce. Quando parla Salvini, no. Con Fedriga si ritrovano nel linguaggio, nella grammatica, in quelle cose che un tempo erano ovvie e poi però non lo sono state più: la politica come consequenzialità logica. Si parlano. Si consigliano. Una volta Meloni per spiegare la differenza tra lei e Salvini ha preso un foglio di carta, tratteggiandovi sopra a penna una linea retta: «Per andare dal punto A al punto C, io passo da B». E Salvini? «Salvini è diverso».

Alcune settimane fa, a precisa domanda su quanto fossero vere le illazioni di un’operazione pilotata da Fedriga-Giorgetti-Zaia per surrogare Salvini, il presidente del Friuli VG rispose: “Su che giornale lo hai letto?” Risposta di chi scrive: «Su Il Foglio». Fedriga liquidò la cosa con un sorriso: “Non si leggono certi giornali”. Gli atei devoti del quotidiano fondato dall’autore di “Ai Comunisti, lettere da un traditore”, ci riprovano oggi con una delle penne più autorevoli del giornale romano, il vice direttore Salvatore Merlo. Tre pagine intense per documentare il “difficile rapporto fra Meloni e Salvini”, e per sollecitare una esclusione del “situazionista” (così lo chiama) in favore e nella speranza di avere Fedriga come interlocutore della Lega. Illusioni, come lo stesso presidente del Friuli ha ribadito più e più volte. Tuttavia gli atei devoti de “Il Foglio” insistono e fra le pieghe dell’articolessa di oggi spuntano retroscena preistorici, sbiancamenti, contro interrogazioni, divergenze stellari, affermazioni chirurgicamente decontestualizzate. “Se posso fare qualcosa ditemelo”, aveva risposto Meloni scherzando (neanche troppo) mesi fa al telefono con Luca Zaia. E quello, lo strapotente presidente del Veneto: “Tienilo sulla corda”.  (Al Foglio omettono la questione dell’autonomia e le recenti polemiche con Crosetto…).

Al giornale fondato dal campione dei tradimenti il compito di far perdere l’equilibrio alla coalizione, ma soprattutto, scegliere un nemico di Draghi da contrapporre a chi ha appoggiato il suo governo. Alcuni brani del rocambolesco documentario: (a proposito delle fasi sull’elezione del capo dello Stato ndr). “Piccoli sgarbi, dispetti, frustrazioni, manifestazioni di impotenza e masochismo di fronte a un rovesciamento ormai insovvertibile degli equilibri e dei rapporti di forza. Fino all’autolesionismo di Cernobbio, probabilmente. Un divertimento nel quale Salvini si bea, come il lebbroso che si ficca le unghie nelle piaghe per sentirle meglio. Chi può dirlo? La ragione getta una luce insufficiente sul mondo. E nella penombra dei suoi confini si insedia tutto ciò che è paradossale, eppure plausibile. Salvini è capace di fare del male a sé stesso pur di fare del male anche a Meloni? Alla realtà si accede solo in parte con la logica (…). Come governarlo uno così? Ecco allora le mani tra i capelli e sugli occhi (a Cernobbio). La desolante certezza di un problema che sta tutto in un rapporto personale guasto, forse tragicamente irrecuperabile. E dunque Meloni pianifica e favorisce il ritorno della Lega alla sua dimensione classica, al nativismo settentrionale di Umberto Bossi e ai suoi insediamenti del nord, esattamente quello che predica ormai anche Giancarlo Giorgetti. Perché su questo agitato centrodestra, che tuttavia lei non ha ancora conquistato in realtà, Meloni vorrebbe esercitare una leadership persino strategica. Per questo discute spesso, preoccupata, non soltanto della Lega e di Salvini, ma anche del destino di Forza Italia, insomma del dopo Berlusconi: qualcuno anche dopo il Cavaliere dovrà pur continuare a rappresentare l’area di centro all’interno di questa alleanza trentennale di cui lei vagheggia altri trent’anni di futuro. Sono due o tre milioni di voti, quelli di Forza Italia, non tanti forse, ma servono a vincere proprio come quelli della Lega al nord, e di sicuro non li si può lasciare a Carlo Calenda“. Insomma l’amante dello Spriz Aperol sta preparando l’assalto non solo alla Lega ma anche Forza Italia. Gli azzurri, che saranno in discesa ma sono tutt’altro che allocchi, replicano: All’olio di ricino preferiamo l’extravergine. 

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