27 Maggio 2022 - 5:25 pm


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TriesteBrucia Exxx…Polzive!!! Fausto Biloslavo escluso dal Festival del giornalismo di Trieste per aver militato da giovane nel Fronte della Gioventù. La regione impegna oltre 300mila euri.

 

 

Botta e risposta ruvidissima fra Daniela Luchetta (vedova di Marco ucciso a Mostar) e Fausto Biloslavo a proposito dell’esclusione del giornalista triestino dall’edizione di quest’anno di Link festival del giornalismo.

Perché Link (si è svolto dal 5 all’8 maggio in piazza Unità d’Italia a Trieste) ha escluso il corrispondente di guerra Fausto Biloslavo? Scrive Daniela Luchetta: “Stiamo parlando di una persona che ha ricattato una donna subito dopo la morte del marito, sfruttando la posizione di forza dettata dall’accesso alle notizie. Potete intuire il giudizio che ho di Biloslavo dal punto di vista umano, ma per Link – per la polemica senza vergogna che ha montato in questi giorni – conta il giudizio professionale. Un giornalista che ricatta una persona in un momento di fragilità – una madre di due bambini che ancora non sa se è diventata vedova o meno – è un giornalista scarso. E sta agli antipodi dei valori che hanno guidato mio marito nell’esercizio del suo lavoro. Stenterei perfino a definirli colleghi. Per un professionista del genere, un festival del buon giornalismo non potrà mai essere casa. In questo senso ringrazio di cuore Giovanni Marzini e le altre persone che lavorano a Link, per aver compreso e sostenuto l’importanza di questo punto, anche a costo di attirare su di sé una polemica molto sgradevole. Biloslavo ha lasciato intendere di essere stato escluso per ragioni politiche. Stento veramente a comprendere dove nasca un vittimismo del genere: basta scorrere l’elenco degli ospiti di Link e dei vincitori del Premio per rendersi conto che non esiste alcuna barriera d’accesso politica. C’è una frase che non mi dà pace, nel turbinio di dichiarazioni degli ultimi giorni, e credo sia indicativa della diversa concezione del giornalismo di Marco e Biloslavo: quella in cui Biloslavo rivendica fieramente di avere la schiena storta per il peso dell’elmetto e del giubbotto antiproiettile”. La replica del giornalista appena rientrato dall’Ucraina non si è fatta attendere: Daniela Luchetta, sul Piccolo di ieri (mercoledì), mi ha rivolto accuse false e calunniose a cominciare dal fatto che l’avrei “ricattata” per avere notizie sulla morte di suo marito a Mostar. Non solo: rispolvera questa storia di 28 anni fa per giustificare Link, festival dell’esclusione ad personam, che come gli scorsi anni anche nel 2022 non mi ha invitato, nonostante l’edizione fosse dedicata all’Ucraina da dove sono appena tornato dopo 60 giorni sotto le bombe.. È chiaro ed evidente che la storia di 28 anni fa su Luchetta è solo un paravento, un pretesto. Fino a pochi anni fa, e gratta gratta ancora oggi, la mia “colpa” era che con Almerigo e Gian avevo militato nel Fronte della gioventù nei lontanissimi anni Settanta.

Il 19 maggio cadrà il 35mo anniversario della scomparsa di Almerigo ma, da quando sono nati, premio e festival della discriminazione non hanno mai voluto ricordarlo, pur facendolo con tutti gli altri caduti. Né l’Ordine, né il sindacato dei giornalisti (ci hanno messo 20 anni per riconoscere la perdita di Grilz) hanno mai alzato un dito a riguardo.

La signora Luchetta e Marzini, organizzatore di Link, potrebbero discriminare ed escludere chi vogliono se le loro manifestazioni fossero sostenute dal proprio portafoglio o da fondi privati. In realtà si svolgono grazie a lauti finanziamenti pubblici: la Regione, secondo il sito ufficiale, dal 2020 al 2022 ha stanziato 335mila euro e il Comune ha concesso gratuitamente piazza Unità, la vendita dei libri e l’affissione del mega manifesto di Link sulla facciata del municipio. Sono soldi di tutti, anche miei che pago le tasse, e amareggia che le istituzioni non abbiano detto una parola dal palco di Link sulle esclusioni di matrice ideologica e non solo. Il problema è che esiste una cricca giornalistica-politica e soprattutto di potere – che annovera fra i suoi membri di spicco Marzini, ma coinvolge tanti altri – che pretende di fare quello che vuole da decenni. Per questo continuo a sfidare Marzini a un dibattito pubblico, ma pavidamente sfugge al confronto. Allora spero che sul Piccolo le istituzioni, la politica, i comuni cittadini aprano un dibattito su questa storiaccia, sulle esclusioni e sulle discriminazioni, sui fondi pubblici a premio Luchetta/Link e su una città come Trieste che è l’unica in Italia dove continuiamo a guardare al lontano passato e mai al futuro”.

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