20 Febbraio 2024 - 11:46 pm


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FloramoAngelo Exxx…Polzive!!! L’intellettuale engagé di San Daniele pitturato dal suo popolo per aver partecipato ieri sera al ciclo “Il valore dell’Irriverenza” in casa Danieli: Si parlava di struzzi travestiti da intellettuali?

 

Un brano della sportellata a Floramo è apparso ieri in rete. La firma è quella di tal “Stirner”, uno che dimostra di conoscere molto bene la materia:

«È stato davvero sorprendente – direi un’emozione fieramente insostituibile – scoprire che l’intellettuale autodefinitosi nel tempo scomodo/eretico/anarchico/nomade/chierico vagante e quindi con più evoluzioni di un Pokemon, sia stato ospite nientemeno che della Fondazione Luigi Danieli». La partecipazione di Angelo Floramo, inutile teste in difesa della signora Martina Delpiccolo querelante leopost, a un evento organizzato dalla “Fondazione Luigi Danieli” ha agitato le coscienze dei friulan; in particolare di coloro che si sono fatti un mazzo così per ostacolare la realizzazione dell’acciaieria a San Giorgio di Nogaro su progetto della Danieli. Floramo da San Daniele, che aveva scritto una letterina al giornale dell’editore Benedetti contro l’impianto, è stato il protagonista del ciclo  “Il Valore dell’Irriverenza” che è andato in scena ieri sera “al Caminetto” di Buttrio organizzato dalla Fondazione Danieli. Di che irriverenza avrà parlato Floramo? Se lo chiedono in rete alcuni friulanisti di livello che per tutta l’estate hanno condotto una feroce battaglia contro l’acciaieria. La testimonianza di tal Stirner è formidabile. Titolo: Un giullare a corte. 

«Lo scorso 29 settembre il professore, scrittore, onnipresente e ubiquo Angelo Floramo denunciò di essere stato censurato dal settimanale “Il Friuli”, testata di proprietà della multinazionale Danieli Spa. La censura riguardava un articolo inerente la lotta contro l’acciaieria che proprio la Danieli aveva annunciato di voler costruire a San Giorgio di Nogaro. Lotta che al momento dell’articolo del professore, però, era già stata abbondantemente vinta da quasi un mese. Nell’appassionata quanto enfatica denuncia dell’oltraggio subíto, il professor Floramo, probabilmente tenuto all’oscuro su chi fosse il suo vero editore negli ultimi anni, scrisse tra le altre cose: “Mi viene chiesto di riscrivere l’articolo in questione o di lasciare il mio posto. Dato che mi considero con fierezza ‘insostituibile’, ho optato per la seconda scelta”. L’articolo del fiero e insostituibile, in realtà, non era altro che un sunto molto generico di quanto già avvenuto nei mesi precedenti e che tutti conoscevano a memoria. Mixando Petrarca, l’ecologia, San Francesco, la laguna di Marano, il lavoro degli attivisti e Leopardi (mancavano solo Che Guevara e Madre Teresa) con lo stile retorico paternalista che lo contraddistingue da sempre, il professore tracciava un quadro piuttosto bucolico della mobilitazione popolare, all’interno del quale levava alto un roboante interrogativo di matrice pasoliniana: “Ma gli intellettuali? Dove sono andati a finire? Il silenzio è sempre complice. E il libero pensiero vale più di un finanziamento negato (…)”. Ma dato che “il silenzio è sempre complice” e non esistono altri intellettuali così impegnati quanto l’onnipresente ubiquo Floramo, c’è da chiedersi dove sia finito il professore nelle settimane successive, quando la rappresaglia della Danieli si è spinta a pretendere la lista completa dei firmatari della petizione contro l’acciaieria e l’attivista ecologista Marino Visintini è diventato il bersaglio personale di questa intimidazione collettiva – condotta all’insegna del celebre motto dell’azienda di Buttrio: “colpirne uno per educarne cento”. Non una parola o un sussurro pubblico da parte di chi sembrava essersi immolato per la causa della libertà di opinione, di parola e di critica contro il mostro dell’acciaio e i suoi tentacoli editoriali. Che non è omonima dell’azienda, perchè è proprio dell’azienda stessa: quella che voleva l’acciaieria e che aveva censurato il nostro supereroe – ora probabilmente folgorato sulla via di Buttrio. Titolo della marchetta di riconciliazione imperdibile: “Il valore dell’irriverenza”. O della dignità di chi si dipinge martire. Sottotitolo friulano: “meglio morire da eretici che vivere da beoti”. Anche in questo caso, però, la seconda scelta sarebbe stata certamente più consona. Nel corpo della presentazione, infine, si allude alle “persone che con coraggio hanno scelto di non abbassare la testa. Che si parli anche degli struzzi travestiti da intellettuali?». Le repliche non sono mancate. Scrive l’attivista friulanista Katia Odorico: «Posso solo “valutare” per ciò che io, come tutti i membri dei comitati, abbiamo vissuto e stiamo vivendo e posso confermare che Floramo, al di là dell’articolo censurato da “Il Friuli” (sostanzialmente una panoramica “poetica” di oltre 7 mesi di battaglia) non si è mai visto ad un’assemblea pubblica, ad un convegno, ad un confronto. Né tantomeno ha preso posizione “intellettuale” ora che la Danieli ha fatto ricorso al TAR per avere tutte le firme della petizione per potersi rivalere. Anzi, va a tenere una conferenza sull’essere “eretici” proprio alla Fondazione Danieli. Mi sarà dunque concesso di pensare e dire che qualcosa non torna…». No non torna. Floramo, premio Nonino 2024, dev’essere uno pratico di scambi di cortesie. Quelle che abbiamo già ascoltato in Tribunale a Udine.  

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