
La foto fa il paio con quella esibita in questi giorni da frange della Lega e Pd nelle piazze contro Zaia: “Agente00Zaia, uno di sinistra sotto copertura”. La vicenda del voto sul fine vita andata in scena ieri in consiglio regionale Veneto (con 25 voti a favore, uno in meno della maggioranza assoluta, sono bastati 22 contrari e 3 astenuti per impedire che la proposta diventasse norma), ha messo in evidenza un clamoroso strappo in maggioranza e creato una profonda crepa fra Forza Italia con Tosi in piena campagna di tesseramento e Fratelli d’Italia che apre la strada al patriota cadorino Luca De Carlo (è di Calalzo) come candidato presidente del Veneto. Un centrodestra terremotato dalle scadenze elettorali di queste ore relative alle regionali. Ed è su questo ingrippamento che è saltato il passaggio sul decreto “Election day” che avrebbe dovuto accorpare all’8 e 9 giugno il voto in Abruzzo e in Basilicata e le Europee. Quel decreto conteneva anche la norma che liberava i vincoli di mandati ai sindaci di comuni fino a 5.000 abitanti e consentiva il terzo mandato a quelli fino a 15mila. La norma salva sindaci, poteva avere un riflesso significativo anche in friuli. Sull’onda nazionale la regione avrebbe potuto modificare, o allargare, le maglie del numero di mandati per i sindaci. In questo caso illimitati per i comuni fino a 5.000 abitanti (tensioni in Friuli sui tanti municipi al voto) e terzo mandato oltre i 15mila (proposta Lega). Il quadro rimane parecchio confusionario.