21 Febbraio 2024 - 12:28 am


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DiscriminazioneFriulana Exxx…Polzive!!! Il Mediocredito Fvg non concede il bonus prima casa. La Consulta tira le orecchie a Fedriga. Accolto il ricorso della regione sul conflitto di attribuzioni col Tribunale di Udine.

 

La Corte Costituzionale ha dichiarato illeggitima la legge della Regione Friuli Venezia Giulia che impone ai cittadini extra Ue di presentare documenti aggiuntivi per l’acquisti della prima casa. In particolare nel passaggio in cui non permette allo straniero di allegare la semplice autocertificazione, come invece consentito agli italiani e agli europei, che attesti di non possedere altri alloggi nemmeno nel proprio Paese di origine. Il caso era emerso un anno fa, quando il giudice aveva parzialmente accolto l’azione civile contro la discriminazione per motivi di nazionalità promossa da un residente italiano e dalla moglie albanese, titolare di permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo. Nel 2021 la coppia si era vista rifiutare l’erogazione dell’incentivo dalla Banca Mediocredito del Friuli Venezia Giulia, in quanto non aveva rispettato il passaggio della normativa riservato agli stranieri extra-Ue. Questi dovevano dimostrare di non essere proprietari di altre abitazioni, in Italia o oltre confine, «mediante la produzione di certificati o attestazioni rilasciati dalla competente autorità dello  Stato estero, corredati da traduzione in lingua italiana autenticata dall’autorità consolare italiana, che ne attestasse la conformità all’originale». La stessa Corte Costituzionale ha però accolto il ricorso della Regione per conflitto tra poteri, annullando le sanzioni che le erano state comminate dal Tribunale di Udine. Il giudice aveva infatti ordinato all’amministrazione regionale «di modificare immediatamente» il regolamento sull’accesso al contributo e di darne «comunicazione alla popolazione, inserendo permanentemente nell’home page del sito istituzionale della Regione Friuli Venezia Giulia un avviso in caratteri rossi», per chiarire che agli extracomunitari non può essere riservato un trattamento diverso rispetto agli italiani e agli europei. Inoltre l’ente era stato condannato al pagamento di 100 euro a ciascuno dei due coniugi e all’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, che ne aveva sostenuto la battaglia, «per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione degli ordini». Ebbene tutto questo è stato annullato dalla Consulta, secondo cui «non spettava al Tribunale ordinario di Udine» disporre la rimozione della norma discriminatoria e sanzionare la mancata ottemperanza all’ordine, «senza prima aver sollevato questione di legittimità costituzionale».

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