22 Marzo 2023 - 6:41 am


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DipiazzaCelebration Exxx…Polzive!!! Il sindaco di Trieste fa settanta. Succosa intervista sul Piccolo: “E’ stato il furbissimo Antonione a trascinarmi in politica. Fui io a inventare paghi uno, prendi due”.

Se “Cicio no xé per barca”, lo è sicuramente Roby. E lo ha dimostrato abbondantemente in questi formidabili settant’anni che compie oggi, 1°febbraio. Per tal motivo “Il Piccolo” diretto dall’attentissima Roberta Giani dedica un’intervista-fiume a uno dei protagonisti dell’imprenditoria, della politica e della società friulana. Alcuni brani: 

«Sono nato nel ’53 ad Aiello, in casa. Avevo 5.3 chili. Mio nonno Guido mi portò fuori dalla stanza tenendomi per il tallone e disse: «Ha cinque chili più le balle». Era un altro mondo. Avevamo le mucche, la capra per il latte ogni mattina, facevamo il vino. Nel ’79 (dopo il trasferimento a Trieste) mi proposero di rilevare il negozio di via dell’Istria, che il titolare stava lasciando. Lo feci, aprii l’8 gennaio 1980, la mia prima attività. Nell’83 ho aperto via Grimani, nell’86 San Rocco, nel ’96 via Combi. Da imprenditore ero al servizio della politica, a Muggia erano abituati bene: servono soldi per i giochi delle scuole, si va da Dipiazza. Mancano i panettoni per la banda, si va da Dipiazza, e via dicendo. Alle suore di Zindis feci arrivare un tir di roba per la festa del santi. Era Muggia “la Rossa”. Una volta mi chiama Fontanot di Rifondazione e mi dice che vorrebbero fare un monumento ai partigiani a Chiampore, mi chiede un contributo. Io dico «va bene, ma intitoliamolo ai caduti». Allora si fa, io vado alla cerimonia e sono tutti lì schierati, con le stelle rosse sul cappello e sui tricolori. C’era perfino Nilde Iotti, con un colbacco russo in testa. Gli unici di destra eravamo io e il maresciallo dei carabinieri. Il sindaco arriva, si guarda attorno e dice: «Proprio adesso che il comunismo è morto». Ci restano tutti di sasso. Poi prende la parola Iotti. Il più bel discorso politico che abbia sentito in vita mia. Era magnetica». E questi erano i tempi del supermarket a Muggia. E’, per una strana circostanza, nello storico feudo comunista, che Dipiazza diventa sindaco. Così spiega i fatti il neosettantenne: «Un giorno Luciano Tremul, comunista, mi disse «il partito ti chiede se vuoi fare il sindaco». Risposi che ero troppo preso dal lavoro. Qualche tempo dopo racconto l’aneddoto a Roberto Antonione, che incassa e tace. Qualche mese più tardi, quando gli chiedono chi candidare a Muggia, lui risponde «Dipiazza». È nata così. All’inizio non mi volevano, poi Antonione gli disse: «questo ha i soldi per pagarsi la campagna elettorale» e cambiarono idea. Ero dato per perdente, mi tenevano tutti a distanza. Poi iniziarono ad arrivare i risultati: ero sindaco, e non sapevo neanche che ci fossero giunta e consiglio. Giorgio Rossetti disse «questo lo faccio cadere in sei mesi». Non andò così. Roberto Menia disse: facciamo la “colonna tricolore” su Muggia. Mi venne l’ansia all’idea, allora li portai nel piazzale del supermercato e portai fuori le damigiane con i carrelli. Andammo avanti fino alle sei del mattino. Quando andai a giurare in prefettura, ricordo che passai a trovare il sindaco Riccardo Illy in municipio. Quando poi scesi in piazza mi accorsi che il cappotto mi andava corto. Per sbaglio mi avevano dato quello di Illy. Ho avuto fortuna nella vita. Quando arrivammo in via dello Scoglio ero l’unico ragazzino, tutte le altre erano ragazzine: la Fulvia, la Cosetta, la Chiara, la Rossana, la Daniela… Poi ho continuato ad avere fortuna, nei supermercati il 90% dei clienti erano donne».

La parentesi con Claudia D’Atri: «Se uno si sposa a sessant’anni vuol dire che l’interesse c’era (non sono più insieme). Anche le cose belle possono finire. Se si separano Brad Pitt o Totti, può capitare anche a Dipiazza». A salute come andiamo? chiede  “Il Piccolo”: «Ho avuto un tumore al polmone nel 2016, ero sindaco da 30 giorni. Per fortuna era benigno ed è stato operato. Certe cose sono strane. Nel 2001 ero sindaco da 27 giorni quando morì mia sorella Luisa, una figura importantissima per me, eravamo come complici». Ora come sta? «Faccio 14-15 ore al giorno di lavoro e questo è. Per avere settant’anni mi sento un leone». Cin cin al sindaco friulano del capoluogo regionale. 

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