16 Aprile 2024 - 2:23 am


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AgoniaAcciaieria Exxx…Polzive!!! Il ritorno dei Colonnelli: Calpestata in Friuli la libertà di dissenso. Chiesti 100 mila euri all’attivista De Toni per aver diffamato il presidente della Danieli Gianpiero Benedetti, editore Telefriuli, MessaggeroVeneto e Il Piccolo.

 

Premessa. Viva lo stabilimento, ma il dissenso va custodito e tutelato. Altrimenti diventiamo come la Corea del Nord. Il progetto dell’impianto era formidabile. Poi si è trasformato in uno scontro politico tutto interno alla Lega che ha mandato in cortocircuito il presidente Fedriga e l’assessore Bini. Tira e molla con la fine ingloriosa di un progetto mondiale che avrebbe assegnato al Friuli un ruolo di protagonista della ricostruzione in Ucraina. Il Friuli ha perso un treno da oltre 400miliardi di dollari. Invece siamo qui, finiti ad evocare il Monicelli di “Vogliamo i Colonnelli”. Ora le cose si sono indurite, avvelenate, e l’attivista De Toni descrive la situazione in questi termini: «Il 30 gennaio mi è arrivato un “atto di citazione” da parte dell’Avvocato Miculan di Udine per conto di Benedetti e della Danieli che mi citano per danni in una causa civile per diffamazione. Il fatto interessante che voglio mettere in evidenza è che Miculan, con riferimento all’oramai famoso ricorso al TAR dell’Avvocato Paviotti per conto della Danieli, per ottenere le firme negate dalla Regione, afferma che per legge il ricorrente deve spiegare “le motivazioni ad agire”. Ora nei punti 38, 39, 39, 40, 41, e 42 di Miculan si evince chiaramente che tali motivazioni (l’eventualità di fare causa ai firmatari) sono del tutto strumentali. Quindi due avvocati, Paviotti e Miculan, che rispondono allo stesso padrone, dicono cose assolutamente contrapposte; una che nega l’altra». Pietrobelli, de “Il fatto Quotidiano” osserva: «Il colosso industriale ha citato per danni Paolo De Toni, di San Giorgio di Nogaro, uno dei promotori della petizione, chiedendogli 100mila euro di danni per una supposta diffamazione attuata attraverso la pubblicazione di alcuni post ritenuti offensivi e di un breve filmato. A chiedere 50mila euro è Gianpietro Benedetti, presidente della Danieli, presidente di Confindustria a Udine, nonché editore della cordata veneto-friulana Nord Est Multimedia, che l’anno scorso ha acquistato sei testate locali (tra cui Il Messaggero di Udine e Il Piccolo di Trieste) dal gruppo Gedi (famiglia Agnelli-Elkann). Altri 50mila euro vengono chiesti dalla società. L’atto di citazione che avvia la causa civile è stato depositato presso il Tribunale di Udine dall’avvocato Maurizio Miculan. Il legale ricorda come la Danieli sia un gruppo multinazionale che investe in tecnologia green e abbia aderito all’iniziativa Global Compact dell’organizzazione delle Nazioni Unite (…). Inizialmente la Regione aveva qualificato l’investimento di importanza primaria e deliberato di riconoscere il rilevante interesse regionale alla promozione di un accordo di programma. Nel settembre 2023 tutto si era fermato a seguito della sollevazione popolare. Così la Danieli era stata costretta a cercare una soluzione alternativa a Piombino, in Toscana, e, ritenendosi diffamata dall’accusa di voler realizzare un polo industriale inquinante, aveva chiesto alla Regione di potere accedere agli atti della pratica, così da individuare l’identità di tutti i firmatari della petizione che aveva messo il bastone tra le ruote del loro progetto. Il consiglio regionale però si era opposto, a tutela della privacy dei sottoscrittori. A quel punto Danieli aveva presentato un ricorso al Tar contro il diniego della Regione, sostenendo il diritto alla tutela della propria immagine, a intraprendere eventuali azioni di rivalsa e a spiegare agli azionisti che cosa è accaduto. Il ricorso coinvolgeva, come parti avverse, sia la Regione Friuli Venezia Giulia, che l’ambientalista Marino Visintini, che risultava tra i promotori della raccolta firme. Adesso però è stato aperto un nuovo fronte, mettendo nel mirino Paolo De Toni, coordinatore del comitato “Salviamo la Laguna – No acciaieria”. La Danieli e Benedetti si ritengono diffamati da alcune prese di posizione riconducibili a De Toni. Affermano che la richiesta di conoscere l’identità dei firmatari della petizione non aveva come vero scopo quello di avviare cause civili per danni o promuovere querele per diffamazione, bensì quello di “comprendere le effettive ragioni dell’improvviso abbandono della procedura da parte della Regione e ottenere i dati necessari e verificarne la regolarità da un punto di vista amministrativo”. La reazione di De Toni era stata molto dura. Sul gruppo Facebook “Osservatorio climatico ed ambientale del Friuli e dintorni” (con 890 membri) aveva pubblicato un post intitolato “Benedhitler”, con la parodia di un famoso film riguardante gli ultimi giorni di Hitler. “Praticamente Benedetti viene paragonato a Hitler”, il quale dice di aver ordinato di spianare la laguna di Marano. “Quattro stronzi che fermano l’impero dell’acciaio?? 23.000 firme?? Mi ci pulisco…”. Così riporta l’avvocato Miculan. Oltre a quel riferimento, in occasione di un discorso, De Toni avrebbe lanciato altre offese a Benedetti, che ora reagisce con le carte bollate. De Toni, che ha ricevuto l’atto di citazione, replica: “Mi pare evidente che si trattasse di un video satirico».

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