20 Febbraio 2024 - 11:36 pm


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TriesteNellePeste Exxx…Polzive!!! Pordenone mette le mani sulla nuova centrale operativa 116117. Il centrodestra non abbocca più alle seduzioni del Politburo triestino. Polverizzata l’asse confindustriale Timavo-Livenza.

 

Sarà una rivoluzione per gli utenti del servizio sanitario regionale. Soprattutto perché, con la sua introduzione, finirà in discarica anche l’ultima roccaforte della sanità friulana rimasta ancora in piedi dopo la riforma: la centrale operativa di emergenza attiva a Trieste. Una sorta di Politburo giuliano costituito da oltre un centinaio di operatori aggrappati alle comodità del capoluogo regionale. La rivoluzione si chiama 116117, il numero unico per l’accesso alle cure mediche non urgenti. A tutti gli effetti un servizio che garantisce ai cittadini nelle 24 ore la possibilità di ricevere risposte alle chiamate di cure mediche non urgenti cui la regione Friuli Venezia Giulia guarda con interesse per introdurlo entro pochi mesi. Per tal motivo, a Trieste tremano e in questi giorni di congressi dei partiti di maggioranza (Fratelli d’Italia e Forza Italia), a più di qualche esponente di livello usciva questa combinazione: 116117, magari sottovoce, ma l’argomento teneva banco anche per una questione territoriale. Ed è proprio la sede della centrale 116117 che fa venire l’orticaria ai nostalgici dell’Impero poiché, vista la quotazione di Fratelli d’Italia in Consiglio Regionale, è naturale che sia a Pordenone, Contea dei Ciriani, la base operativa del 116117. Soluzione che potrebbe essere accolta con favore anche dai vertici regionali della Lega, considerando che i maggiorenti del partito sono tutti provenienti dal Friuli Occidentale: Dreosto, Leon, Gava, Polesello, Zannier. In tal senso si prefigura una doppia, storica rivoluzione, che mette in una situazione di criticità l’asse confindustriale Trieste-Pordenone animato dal ducetto della Delizia Agrusti. Va detto che il nuovo servizio 116117 è un primo passo verso l’ottimizzazione del servizio sanitario regionale scrostato dall’egemonia giuliana rispetto alla ripartizione delle risorse nelle aziende sanitarie. 

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