17 Gennaio 2026 - 5:41 pm


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SinistraFuoriPista Exxx…Polzive!!! Si consuma a Udine la pazzesca figura di merda di Schlein: I primi indagati d’Italia del 2025 per corruzione elettorale sono di sinistra. Chi è il beneficiario dell’accordo farlocco? La Procura potrebbe aprire un fascicolo anche sull’ex segretario della Fiamma Tricolore Salmé. De Toni: “Nessuna rilevanza penale”.

 

La Procura indaga e De Toni fa spallucce e dichiara: “Posso dichiararmi tranquillo, ritengo che l’accordo con Marchiol non abbia alcuna rilevanza penale”. Va da sé che se ad oggi, ufficialmente, secondo il comunicato del centrodestra, gli indagati per corruziomne elettorale nei fatti relativi al ballottaggio delle eleziioni di Udine sono solo il sindaco De Toni e l’assessore Marchiol, secondo l’opposizione, potrebbe avvenire assorbito nel vortice dell’inchiesta anche il nome del beneficiario diretto del sotterfugio architettato dalla sinistra fru fru per aggirare le regole del ballottaggio (dichiarazione dell’accordo) e vincere le elezioni col trucco. Lo si capisce da alcuni passaggi contenuti nell’esposto firmato dai consiglieri di minoranza Michele Zanolla e Francesca Laudicina. la vittoria di De Toni di un anno fa è stata sostenuta da una coalizione composta da quattro liste (Partito Democratico, De Toni Sindaco, Azione-Italia Viva,
Alleanza Verdi e Sinistra); Ivano Marchiol (attuale Assessore ai Lavori Pubblici, Viabilità e Verde pubblico), candidato della lista Spazio Udine-Ivano Marchiol Sindaco con l’ulteriore appoggio di
due liste (Movimento 5 Stelle e Udine Città Futura); Stefano Salmè (attuale presidente della V^ Commissione Garanzia e Controllo Statuto), già noto per l’appartenenza a movimenti di estrema destra, sostenuto dalla propria lista civica (Liberi Elettori-Io Amo Udine). Per battere Fontanini il futuro sindaco ha intavolato accordi con Ivano Marchiol, che gli ha permesso di ottenere  3.903 voti e con Stefano Salmé: 2.029 voti. Il sostegno dei due ha permesso a De Toni di accedere al ballottaggio che, grazie all’appoggio esterno garantito da Marchiol e, di fatto, anche da Salmè, lo ha visto come vincitore per il centro-sinistra, con un totale di 18.576 voti contro i 16.573, ottenuti da Fontanini. In questo contesto nebuloso si è sprigionato il magheggio concepito in questi termini: scambio elettorale siglato con Ivano Marchiol in cambio di due assessorati (nella
specie, viabilità e opere pubbliche). Come poi avvenuto. Solo che la sottoscrizione e la successiva esecuzione del patto di scambio elettorale tra De Toni e Marchiol sono avvenute in aperta violazione della normativa specificamente prevista per l’ipotesi di ballottaggio sulle regole del T.U degli enti locali Fvg. (“dichiarare il collegamento con ulteriori liste rispetto a quelle con cui è stato effettuato il collegamento nel primo turno”). De Toni e Marchiol hanno dichiarato pubblicamente il collegamento delle rispettive liste, senza, tuttavia, provvedere al relativo “apparentamento” ai sensi di legge. Riguardo al sostegno indirettamente garantito da Salmé e le successive contropartite, la vicenda appare ancor di più surreale. Salmè ha sempre militato nei movimenti di estrema destra. È un fatto che può dirsi di pubblico dominio. È stato segretario nazionale di Fiamma Nazionale, movimento che lo stesso Salmè ha dichiarato essere ispirato alla politica di Giorgio Almirante. È stato fotografato intento a fare il “saluto romano”.
Ora è coordinatore nazionale di Indipendenza (Alemanno) ed è dipendente della segreteria
dell’eurodeputato Berlato, esponente di Fratelli d’Italia. Salmè è sposato con Daniela Perissutti, anch’essa candidata consigliera a supporto del marito alle amministrative del 2/3 aprile 2023.
Anche la sig.ra Perissutti non ha mai nascosto la sua vicinanza ad ambienti di estrema
destra e posizioni fortemente ostili all’immigrazione. Vista la l’appartenenza politica di quest’ultimo, ci sarebbe evidentemente attesi un sostegno alla coalizione di centro-destra.
Così, però, non è stato. Dopo aver invitato entrambi i candidati ad intraprendere delle interlocuzioni con il medesimo, il sig. Salmé ha ripetutamente fatto appello ai suoi sostenitori di non andare a votare. Circostanza alquanto singolare, anche e soprattutto in considerazione del fatto che, sull’altro versante, Marchiol e De Toni avevano raggiunto un’intesa che avrebbe
consentito a quest’ultimo di contare anche sui voti del primo (potenzialmente, 3.000 circa).
Invitare i propri elettori a non andare a votare ‒ matematicamente parlando ‒ significava,
pertanto, favorire il candidato di centro-sinistra. Va da sé che, laddove non avesse trovato un’intesa con i suoi alleati “naturali” (ossia, la coalizione di centro-destra), Salmè avrebbe semplicemente potuto astenersi dal dare indicazioni ai “suoi” elettori, lasciando che la votazione facesse liberamente sul suo corso. Perché, invece, è stato fatto un “regalo” alla coalizione più lontana dalla propria visione politica? Si ricorda che Salmè “contava” circa 2.000 voti: il suo appoggio (o non appoggio) poteva essere (con in effetti lo è stato) determinante per la vincita o la perdita delle elezioni. Cos’è accaduto dopo le elezioni? il giorno in cui De Toni viene eletto sindaco Salmè pubblicava sulla propria pagina Facebook un autoscatto raffigurante lui e la moglie, Daniela Perissutti, accompagnato dalla seguente didascalia: “Siamo caduti. Ci siamo rialzati. Abbiamo vinto!”. Le elezioni sono appena vinte dalla sinistra. A ben vedere, più una sconfitta che una vittoria. Ma gli stessi si accingono a festeggiare (…). Cosa festeggiano? La nomina di Stefano Salmé come presidente della V^ Commissione Garanzia e Controllo Statuto in data 8 maggio 2023. Anche alla luce delle dichiarazioni del Vicesindaco è, dunque, evidente che l’elezione è dipesa in via esclusiva dai voti della maggioranza. La domanda, ancora una volta, sorge spontanea: perché i consiglieri di maggioranza non hanno lasciato che, come da consuetudine, fosse la minoranza a decidere sul nominativo del Presidente, anziché votare compattamente per colui che, sulla carta, avrebbe dovuto essere (da un punto di vista politico, ovviamente) il loro “peggior nemico”? Inoltre c’è il caso della moglie. “Risarcita”. La nomina di Daniela Perissutti a Vicepresidente del C.d.A. di Arriva Udine S.p.A. in data 1°maggio.
A distanza di un anno dalla elezione di Salmè come presidente della V^ Commissione con
un atto d’imperio della maggioranza e dopo le singolari astensioni su temi cruciali, esce su tutti i giornali la notizia che, il giorno precedente, De Toni aveva nominato la coniuge di
Stefano Salmè, Daniela Perissutti, vicepresidente del C.d.A. di Arriva Udine S.p.A. Arriva Udine S.p.A. è la società che gestisce il trasporto pubblico locale nella provincia di Udine. Il compenso per la carica è di circa 26.000€/anno (14.000€ oltre ad un gettone di presenza ai cda di 1.000 – solitamente si tengono 9/10 cda all’anno), oltre ai gettoni di presenza per la partecipazione ad ogni Consiglio di amministrazione. La nomina ha durata triennale (per un compenso totale di circa 78.000 euro) e, da quanto si è potuto apprendere, è avvenuta su proposta dello stesso Salmè, al quale il Sindaco si è rivolto per ottenere una rosa di possibili candidati. Nello sconcerto generale.
Eloquente è stato ‒ tra gli altri ‒ il commento dell’ex parlamentare del P.D., nonché Professore Associato presso l’Università di Udine,dott. Paolo Coppola, rispetto alle giustificazioni accampate dal Sindaco (e collega) sulla vicenda: Sono disgustato”.
Ma ciò che ripugna è l’assoluto disinteresse per le competenze. L’assoluto svilimento
del ruolo nei CDA, che sembra venir utilizzato esclusivamente come strumento per dare
soldi a qualcuno. Dovremmo tutti rassegnarci a considerare i posti nei CDA delle
partecipate come un “bottino” da spartire? (….). Curriculum alla mano è pacifico che Daniela Perissutti non abbia alcuna competenza in materia di trasporti pubblici, né vanti esperienze specifiche che possano in qualche modo giustificare la nomina a Vicepresidente del C.d.A. della partecipata comunale da parte dell’attuale Sindaco.  Significativo è, altresì, il fatto che, tra le nomine di cui disponeva il Comune di Udine in seno alle partecipate, la Perissutti (pur, come visto, sprovvista di idonee competenze) ha ottenuto quella che prevedeva il compenso più elevato. La scelta di conferire alla Perissutti la nomina maggiormente retribuita, ove rapportata alle
condizioni patrimoniali dei coniugi Salmé, pertanto, chiude il cerchio, palesando il movente
economico dell’accordo intercorso con il SindacoI reati astrattamente configurabili.
La condotta tenuta da Ivano Marchiol e Alberto De Toni, consistita addirittura nella
sottoscrizione di un accordo in cui si stabiliva che Marchiol avrebbe indirizzato il suo voto
e quello di altri suoi sostenitori su De Toni, con la promessa da parte quest’ultimo, poi
puntualmente mantenuta, che in caso di vittoria avrebbe riservato due posti di assessore alla
coalizione di Marchiol, è suscettibile di integrare, anzitutto, il reato di corruzione elettorale
(o voto di scambio). Tale norma, infatti, punisce “Chiunque per ottenere a proprio od altrui vantaggio (…) il voto elettorale o l’astensione, dà, offre o promette qualunque utilità ad uno o più elettori o, per accordo con essi, ad altre persone è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa (…). Salmè compie un reato  per aver, rispettivamente, accettato e promesso utilità economiche in favore della sig.ra Peressutti, come contropartita per l’astensione dal voto.
Utilità consistente nella nomina ‒ ben retribuita ‒ di quest’ultima come vicepresidente del
C.d.A. di Arriva Udine S.p.A.”

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