19 Luglio 2026 - 2:48 am


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PiantedosiSclerosi Exxx…Polzive!!! Il ministro dell’interno se ne frega dell’invasione di migrantes in Friuli. Gli agenti impegnati a contrastare l’immigrazione clandestina sono abbandonati al confine di Rabujese sotto il sole e senz’acqua in un gabbiotto di lamiera come ufficio.

Scrive Serenella Bettin oggi su “Libero”.
«L’ufficio della polizia di frontiera italiana è uno splendido gabbiotto di due metri per due, al confine con la Slovenia. Benvenuti a Trieste, colabrodo della rotta balcanica. Questo è il valico internazionale di Rabuiese, nevralgico punto di passaggio con il confine orientale. Talmente nevralgico che la polizia che controlla auto, moto, camion, frontalieri, turisti e profughi, lavora dentro un container senza acqua né frigo. I bagni? Chimici. Ovviamente».
I poliziotti che dovrebbero presidiare il valico di Rabujese (nevralgico), sono stati sistemati in mezzo alla foresta dentro un gabbiotto di lamiera. Lo riporta, con tanto di foto, il quotidiano “Libero” di oggi. 
L’ufficio della polizia di frontiera italiana, al confine con la Slovenia, è uno “splendido” gabbiotto/container di due metri per due. Benvenuti a Trieste, colabrodo della rotta balcanica. Siamo al valico internazionale di Rabuiese, nevralgico punto di passaggio con il confine orientale. Talmente nevralgico che la polizia che controlla auto,moto, camion,frontalieri, turisti ed eventualmente profughi, lavora dentro un caldissimo container senza acqua né frigorifero: una tortura, in estate soprattutto. L’aria condizionata c’è, rinfresca un po’ l’ambiente: peccato che i controlli vengano fatti ovviamente fuori, e gli agenti stanno lì per ore sotto il sole. 
Per dire: oggi, primo luglio 2024, in attesa del maltempo previsto, ci sono 29 gradi all’ombra – e fino a ieri erano 32/33. L’umidità? Al 69%. Facciamo un passo indietro. Con la sospensione dell’accordo di Schengen, avvenuta a ottobre scorso, i controlli alle frontiere sono stati ripristinati in nove Paesi europei. Tra questi c’è anche l’Italia. Solo che mentre la Croazia, proprio per consentire agli agenti di lavorare, ha ripristinato gli uffici mobili, con tanto di tettoie, invece l’Italia, come effettivamente previsto dall’accordo che prevedeva non ci fossero barriere, ha smantellato tutto, e ora la polizia lavora per l’appunto dentro i container. A proposito: ei bagni? Chimici, e all’esterno. «Certo che puliscono – ci spiega un poliziotto -, ma puzzano per il caldo». Tanto vale tenersela. Un uomo poi ha già più possibilità, ma una poliziotta come fa? Un agente fa di media sei ore al giorno, più eventuali straordinari. Così, dicevamo, dopo la sospensione dell’accordo,il Sap,il sindacato autonomo di polizia, ha cominciato tempo fa a mandare lettere e a fare richieste all’amministrazione della polizia di Stato: scusate – questo il senso degli appelli – qui tra un po’ arriva il caldo, non è che riuscite a farci avere degli uffici consoni dove possiamofare i controlli, con delle tettoie, dei bagni degli di questo nome emagari anche un frigorifero per l’acqua? Risposte? «Non solo non è arrivato il frigo – rimarca Lorenzo Tamaro, segretario provinciale del Sap Trieste -, ma non è arrivata nemmeno l’acqua».Ea ottobre non c’erano neanche i container. «I container sono arrivati dopo un mese – dice una fonte a Libero -, per un mese e mezzo i poliziotti hanno lavorato sempre in mezzo alla strada». E dunque, ora il caldo è arrivato e la situazione è insostenibile. «Sono mesi che chiediamo un’adeguata logistica per gli agenti impegnati nei controlli di frontiera – sbotta ancora Tamaro -, avevamo chiesto con largo anticipo e per tempo che venisse predisposta una copertura per garantire una zona d’ombra nelle aree adibite ai controlli di frontiera. Abbiamo aspettato fiduciosi, abbiamo più volte sollecitato, ma a oggi non è stato installato nulla. Queste cose non dovremmo nemmeno chiederle, è indecente». Questo non è l’unico valico. Ce ne sono altri tre, e sono Fernetti, Pesek e Basovizza. Oltre a controllare i veicoli, gli agenti devono stare attenti anche a eventuali infiltrazioni di clandestini. Anche se i numeri, c’è da dire, sono diminuiti: ad aprile 2024 la polizia di frontiera di Trieste ha rintracciato 158 persone, contro le 524 del 2023; a maggio di quest’anno 202 contro le 613 dell’anno scorso. Un terzo, insomma, dopo la sospensione di Schengen, anche se per “blindare” i confini – ci dicono – ci vorrebbero ancora più uomini. Il carso triestino, infatti,è territorio permeabile,facilmente oltrepassabile da molto luoghi. Basta addentrarsi nei boschi per trovare gli accampamenti dei profughi. Qui si cambiano, mangiano, camminano per giorni e giorni, poi quando cala la notte, dal castello di san Servolo, scendono in Italia. «A margine di un G7 e a pochi giorni dell’arrivo del presidente della Repubblica e del Papa – aggiunge Tamaro – sono stati messi in atto sforzi organizzativi di tutto rilievo, anche sotto il profilo economico. Gli agenti impegnati a contrastare l’immigrazione clandestina, invece, sono stati abbandonati sotto il sole e senza l’approvvigionamento di acqua. Siamo in piena estate, le condizioniin cui si trovano a operare i poliziotti sono inaccettabili. È necessario intervenire». «Le cose non stanno proprio così – ci spiega comunque il portavoce del questore di Trieste, Antonio Grande -. Abbiamo chiesto, e l’8 luglio arriveranno cinque gazebo”.

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