Raccogliendo le parole di Monsignor Andrea Bruno Mazzocato :”Questo è un tempo stimolante per la formazione delle coscienze…”, questo blog si industria a pubblicare un capitolo al giorno del libro tutt’ora censurato da parte della curia udinese “La fabriche dai predis” di Pietrantonio Bellina. Un modo per diffondere attraverso i moderni mezzi di informazione un’opera di grande valore letterario e la retta intenzione di un uomo che mira alla verità.Le notizie di attualità occuperanno la colonnina di destra
(trad. Gianfranco Leonarduzzi)
SEGUE DAL CAPITOLO “IL TERRIBILE QUOTIDIANO”
Regole per i carcerati
Riporto una parte del capitolo IV del regolamento che tratta della disciplina. Inizia con una lista di Regole generali.
“61.- La prima di tutte le regole, quella che sola rende facile e meritoria la osservanza di tutte le altre è di fare ogni cosa ingiunta sempre volentieri, mai per forza.
“62.- Essendo la vita del sacerdote vita di sacrificio, preghi ognuno il Signore di concedergli un vero amore al sacrificio. Mostrerà di avere spirito di sacrificio quel giovane che sopporterà pazientemente i piccoli incomodi della vita comune e che si uniformerà allegramente non solo ai comandi, ma ancora ai desideri dei superiori.
“63.- Sarà data importanza al silenzio nei tempi stabiliti, perchè, ben praticato, conferisce moltissimo al raccoglimento e quindi alla virtù e allo studio.
“64.- A ciascuno verrà assegnato un posto iniscuola, in refettorio, in cappella, nelle file, ecc.; posto che verrà mutato di tanto in tanto per promuovere e conservare la mutua carità.
“65.- Si stabilirà un orario che regoli gli atti in comune, tanto per i giorni di scuola quanto per quelli festivi e di vacanza. Esso rimarrà esposto, perchè tutti possano averne conoscenza e fedelmente osservarlo.
“66.- Tutti indistintamente gli alunni saranno tenuti ad intervenire con puntualità agli atti in comune, dai quali potranno essere eccezionalmente dispensati solo dai Superiori per cause particolari.
“67.- E’ severamente proibito portarsi a un luogo all’altro senza motivo sufficente e riconosciuto dai Superiori.
“68.- Resta sempre proibito agli alunni di accedere ala portineria o al refettorio fuori orario, o di portarsi dalle Suore.
“69.- La mattina, al segno della levata, fatto il segno della Croce, si alzeranno subito tutti, si vestiranno con la massima modestia, faranno la debita pulizia della persona e degli abiti e rassetteranno il proprio letto: in ogni cosa saranno esatti o lesti, procurando di compiere tutto nel tempo assegnato.
“70.- Dopo le orazioni della sera tutti si ritireranno i silenzio e in buon ordine nei loro dormitori o nelle loro camere, ed un quarto d’ora dopo ognuno si troverà coricato, fatta eccezione degli alunni di teologia che potranno ritardare di mettersi a riposo fino alle dieci, ora in cui devono aver spenta la luce.
“71.- Nei dormitori sarà rigorosamente osservato il silenzio e nessuno potrà allontanarsi dal proprio posto. Nessuno potrà entrare nelle camere altrui per alcun motivo, né uscire dalla propria stanza se non per vera necessità.
“72.- Avranno cura di tutte le cose del Seminario e useranno ogni riguardi per i mobili, utensili, pareti, porte, finestre od altro, poichè appartengono a un’Opera Pia. Chiunque danneggerà queste cose, dovrà ripararne i danni.
“73.- Dovunque e sempre risplenderà nei Chierici la virtù della modestia, singolare ornamento della gioventù e ne daranno esempio nel contegno, nel portamento, sempre e dappertutto, principalmente in Chiesa, in dormitorio e nei luoghi pubblici. Devono i Chierici acquistare e conservare sempre la padronanza dei propri sensi, massime degli occhi”.
Il primo segnale
Il “terribile quotidiano”, ovvero la giornata tipica di un seminarista dei miei tempi, iniziava alle sei meno un quarto del mattino. Questo valeva per i ragazzi di undici anni ancora in fasce e per i teologi di ventiquattro anni già pronti a partire per il lavoro a tempo pieno nella vigna del signore. Ci svegliava un altoparlante che trasmetteva una canzone religiosa. La domenica ci si svegliava mezz’ora dopo e la musica poteva essere anche profana, come le quattro stagioni di Vivaldi oppure una sinfonia di Beethoven. L’altoparlante, come la campana, rientrava fra le voci di Dio e si doveva ascoltarlo con la stessa attenzione come se fosse stato Dio in persona a chiamarci.
Al primo segnale, il buon seminario saltava giù dal letto magari ancora mezzo addormentato. Fermarsi, anche solo un attimo sotto le coperte, al calduccio, non era la maniera più adatta per iniziare la giornata. Le anime più timorose lo avrebbero preso per una imperfezione e, se fatto con malizia, per un peccato veniale. Se il fatto si ripeteva anche durante il giorno, era chiaro che quel chierico non aveva la vocazione. E’ preferibile rimandarlo da dove è venuto, con i dormiglioni e con i dannati del suo paese.
Si aveva a disposizione venti minuti per andare al bagno, provvedere alla pulizia personale, fare il letto, pulirsi le scarpe, lavarsi bene col sapone e l’acqua fredda anche le orecchie e lavarsi i denti con il dentifricio, cosa che per la maggioranza di noi era una novità o una stranezza. Fino ad allora si aveva risolto la pratica della pulizia dei denti con una foglia di salvia o di menta. In cancelleria avevamo lo stretto necessario, non la quantità di oggi, con mille qualità diverse. Per lavarsi i denti avevamo il Colgate. Costava duecento lire. Un giorno, un nuovo allievo di Cornino, Leo Molinaro, è stato mandato dal prefetto a comprarsi il dentifricio, che non ne aveva. Ha chiesto un tubetto. Il chierico più adulto gli ha chiesto:”Colgate?”. L’altro gli ha chiesto: “Quanto costa?”. “Duecento lire” gli ha risposto il bottegaio. “Allora me lo dia senza” ha sospirato l’ingenuo Leo, che possedeva solo centocinquanta lire. Pensava che esistessero tubetti “col-gate” o senza, più a buon prezzo.