
Per un motivo o per l’altro, l’Italia farà la sua parte nei focolai di guerra che stanno incendiando il pianeta. Il business delle spese militari fa gola (600 miliardi) e il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Agrusti ha subito messo a terra una proposta per far girare l’economia friulana. Basti pensare che nel 2024, i 32 membri della NATO hanno aumentato la spesa militare a 1.506 miliardi di dollari, pari al 55% della spesa militare mondiale. Tutti i Paesi dell’Unione Europea hanno aumentato le spese militari. E in Friuli? Sono già una sessantina le aziende che tra Pordenone, Trieste e Gorizia hanno manifestato interesse a entrare nella filiera della difesa. Lo ha reso noto Michelangelo Agusti (oggi al TgrRaiFvg), presidente Confindustria Alto Adriatico, che ha preparato un gruppo di lavoro dedicato. L’obiettivo è processare tecnologie e prodotti esistenti per individuarne il potenziale utilizzo in ambito militare. Anche per favorire collaborazioni con i grandi nomi della difesa, come Fincantieri e Leonardo, entrambe presenti in regione. La stessa Leonardo intende avviare a Ronchi dei Legionari una produzione di droni insieme alla turca Baykar che potrebbe generare un nuovo indotto. La spesa nel settore è attesa in crescita nei prossimi anni per via dei mutati scenari geopolitici e degli impegni presi dai Paesi Nato. Sull’iniziativa di Confindustria il gruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG ha sintetizzato “eticamente inaccettabile” l’iniziativa. Per Agrusti, invece, è un’occasione, “tenuto conto anche di situazioni di crisi che si sono manifestate nel settore della metalmeccanica e della meccanica fine, tutte concentrate sull’automotive“. Come superare il gap dei dazi? con le produzioni militari.