
Non è la prima volta che accade e, purtroppo, non sarà nemmeno l’ultima. Gli episodi di accoltellamenti con feriti, sbarre di sicurezza divelte, porte colpite a calci, utenti spaventati ed inaudita aggressività verso gli operatori. Le notti di vera e propria guerriglia urbana si verificano al Pronto Soccorso di Monfalcone (vedi foto). Ma il grido di allarme più volte lanciato dagli operatori e dal sindacato Uil Fpl e Nursind è caduto nel vuoto. Stefano Bressan segretario generale UilFpl e Luca Petruz di Nursind, affermano: «Non c è sicurezza per medici, infermieri, OOSS, barellieri e autisti impegnati al Pronto Soccorso di Monfalcone. Il presidio sanitario isontino, vista la sua collocazione geografica, è diventato ormai la porta di ingresso di migliaia di utenti. I numeri sono in forte aumento al punto che l’area isontina supera gli accessi di Cattinara. Proporzionalmente, alle presenze in aumento – osservano Bressan e Petruz – non mancano ripetuti episodi di violenza come l’ennesimo successo questa notte. Ed è grave il fatto che non c’è stata un’adeguata risposta al numero dell’emergenza dedicato al PS di Monfalcone, tant’è vero che per fare intervenire la pattuglia della polizia sono state necessarie 2 telefonate da parte degli infermieri del PS. Questo è totalmente inaccettabile». Una situazione che mette in evidenza quanto sbilanciato sia ancora il divario fra l’area giuliana (Trieste) e quella isontina (Gorizia Monfalcone) all’interno della stessa azienda sanitaria. In quest’ultima, rendono noto UilFpl e Nursind, «Gli infermieri e i medici sono la metà di quelli di Trieste, il turno è composto da un insufficiente numero di infermieri: 5 per turno (anche di 12 ore) che rispondono non solo agli interventi di pronto soccorso ma escono in ambulanza e danno assistenza in medicina d’urgenza, il che comporta un tasso di occupazione del 160% e i posti letto, malgrado le promesse del “piazzista” non sono mai stati incrementati. Ne mancano ancora 7 in terapia semi intensiva». Per Bressan e Petruz, «Bisogna ripristinare la presenza attiva sulle 24 ore di un presidio di polizia come ai vecchi tempi; incentivare gli operatori ed incrementare il numero di medici ed infermieri (ormai al collasso). Inoltre è necessario adeguare con urgenza i posti letto della medicina d’urgenza oggi insufficiente e dare risposte urgenti che non sono più procrastinabili. Se non ci saranno risposte, saremmo costretti a proclamare lo stato di agitazione/sciopero». Concludono UilFpl e Nursind. EiaEiaSanità.