
Poco più di duemila persone hanno assistito lunedì sera al concerto dei “99Posse” in Castello a Udine. La piega della serata viene esibita poco prima dell’inizio del concerto con in bella mostra una bandiera palestinese e la scritta “Gaza Resiste”. A seguire una rassegna di insulti contro il governo, contro la Lega e le misure. In particolare sul “dl sicurezza”. Annuncia Messina: “Abbiamo iniziato ad essere contro il dl Sicurezza molto prima che venisse scritto, almeno dal 1992”. La scaletta: Me Siente; Focolaio; Rappresaglia; El Pueblo Unido; Gatta Mammona; Povera Vita Mia; Tempo; Children; Napoli; Tarantelle; Stop; Combat; Quello che university; Medley: Curre Curre, Anguilla, Bella Ciao, Rigurgito. Il reggae tambureggiante del gruppo travolge il pubblico. La band non sta mai ai margini e lo dimostra con i brani eseguiti sul colle più alto di Udine: Testi affilati che sono un utile detonatore per la rabbia che in molti stanno covando, da anni, in un angolo più o meno nascosto della loro anima.
Sarebbe inutile, se non riduttivo, parlare di quanto i 99 Posse riescano a “filtrare” i loro messaggi rendendoli fruibili anche ai più giovani attraverso vari generi musicali (si va dal Reggae accelerato al Raggamuffin di “Tarantelle” eseguita ieri sera).
Quando sono di scena i 99 Posse la musica è una semplice cornice: mai banali e più che mai attuali, i brani riescono a fotografare l’istante in modo preciso e rabbioso, confermando la tipica miscela di attivismo, dissacrazione e l’alta carica emotiva degli esordi. Ma anche per loro è registrato uno scivolone atomico. I dissacratori dello Stato democratico, i propagandisti delle follie dei centri sociali, coloro che non perdono occasione per attaccare le forze dell’ordine si fanno dare un premio alla carriera. E subito scoppia il caso. A scatenare la polemica è la senatrice di Fratelli d’Italia, Francesca Tubetti, che in una nota ufficiale si dice “sconcertata” per il riconoscimento conferito ai 99 Posse dal Festival Folkest di Udine. Tra le accuse, la senatrice cita alcuni loro versi: “C’è chi dice che la polizia è qua pe’ proteggerci/io li vedo armati fin sopra i denti e pronti a reprimerci”, oppure: “Con la divisa o senza, resta sempre repressione/con un distintivo o con una svastica è la stessa oppressione”, definendoli “messaggi d’odio” e contestando il fatto che vengano celebrati come “energia necessaria” dagli organizzatori del festival. Il lato ironico? Nessuna canzone dei 99 posse presenta queste parole nel testo. Ce lo dice lo stesso Marco Messina, membro del gruppo. Nella sua nota, la senatrice parla di “retoriche violente, anti-istituzionali e anacronistiche” e accusa il gruppo di incoerenza: “Se davvero questi pseudo-anarchici disconoscono lo Stato, abbiano allora il coraggio di rifiutare i riconoscimenti ufficiali che dallo Stato vengono finanziati”. A risponderle è il fondatore, produttore e anima dei 99 Posse: “Essere antagonisti nei confronti dello Stato fa parte della democrazia. Capisco che una di Fratelli d’Italia possa avere dei problemi con questo concetto, ma altrimenti è dittatura” E sull’accusa di incitamento all’odio: “Noi proviamo anche l’odio, ma è un odio mosso dall’amore. Se ami la libertà, è normale odiare chi la opprime”. Poi chiude con una battuta: “La senatrice può stare in Parlamento e noi possiamo stare su qualche palco: questo si chiama democrazia”.