
A detta di coloro che ogni giorno frequentano il mondo accademico, il sistema dei “tutor” è da rivedere. Sono ben 90 quelli attivi sui corsi di laurea triennali, a ciclo unico e magistrali di tutti i dipartimenti del Friuli VG. Perché è così appetitoso il ruolo del “tutor”?. In particolare nell’area giuliana il ruolo è particolarmente ricercato. Per quale motivo? Quali sono i criteri per la selezione? Ad oggi nel mondo accademico i numeri sono eccessivi e il sistema è da rivedere. Il ruolo del tutor viene ricoperto da una studentessa o da uno studente meritevole che mette a disposizione la propria esperienza e il proprio tempo per accogliere e accompagnare nel percorso universitario coloro che stanno frequentando il medesimo corso di laurea. Il compito del “volontario” (per dire pur essendo ben retribuito) è facilitare l’inserimento delle matricole nel contesto accademico, fornire informazioni utili, offrire momenti di consulenza individuale, o di gruppo, su questioni didattiche e aiutare coloro che si trovano in difficoltà. Quali sono i compiti del tutor? Il servizio è attivo per tutte le facoltà dell’Ateneo. Va da sé che se il tutor rappresenta un punto di riferimento per gli studenti non si può negare che le regole e i requisiti per ottenere l’abilitazione siano superati. Perché? In molte realtà, la selezione dei tutor avviene più per relazioni, appartenenze di cerchia o logiche politiche che per merito e competenza, senza alcun controllo reale sui risultati nella formazione. Ne consegue che troviamo sempre più spesso tutor non adeguatamente preparati, che “non sanno fare” o addirittura “non sanno”. Eppure, per non dismettere ruoli e responsabilità, si tende a chiudere un occhio, promuovendo chi non merita. Dove finisce il merito? Ma c’è un’altra incongruenza che grida vendetta: i numeri dei tutor sono rimasti quelli di cinque anni fa, mentre il numero degli studenti è dimezzato (o quasi).
Ciò significa che oggi c’è una sproporzione evidente — troppe posizioni tutor occupate, e pochi studenti da seguire. Una disfunzione che favorisce i giochi interni e penalizza la qualità.
Parliamo di figure che avrebbero in mano la salute e l’assistenza delle persone: non possiamo permettere che siano formate con leggerezza. E poi ci stupiamo quando si assumono operatori stranieri: forse sarebbe meglio curare prima la formazione interna. Il dato medio è allarmante: la qualità dell’assistenza è in diminuzione, molte volte per incapacità strutturale che non si riconosce. a causa di questa mala gestio decine di professionisti impiegati nelle aziende sanitarie vengono distolti dal lavoro clinico per diventare tutor (circa 1 ogni 25 studenti), aggravando la carenza operativa nei reparti.
Il paradosso dei compensi è ancora più odioso: coordinatori con responsabilità rischiose e turni pesanti ricevono una premialità modesta (circa 4.200 €/mese), mentre tutor che non operano direttamente e non affrontano rischi gestionali percepiscono fino a 8.500 €. Un’ingiustizia intollerabile.
Serve un’inversione di rotta: diminuire i numeri inutili, premiare la competenza, attenzionare la qualità, e fare tutto con velocità. Perché la salute pubblica non ammette sprechi né mediocrità.