
La casta dei parlamentari è tornata a casa. E gli altri italiani presi prigionieri in Israele? Il comodo ritorno a casa dei deputati. Come Marco Croatti del M5Stelle che viene calorosamente abbracciato dal friulano Pautuanelli. A Trieste il coro dei manifestanti intonava questo refrain: “Trieste lo sa da che parte stare dal fiume al mare”. Diciamo la verità: il ritorno accelerato, quasi una fuga autorizzata dei quattro parlamentari italiani – Arturo Scotto e Annalisa Corrado del Pd, Marco Croatti del M5S e Benedetta Scuderi di Avs, in pratica una delegazione quasi al completo del “campo largo” – all’indomani delle dichiarazioni del ministro Ben Gvir che ha annunciato che i membri della Flotilla fermati in mare potrebbero restare mesi in galera, ha qualcosa di incompressibile. Invece di restare lì a contestare il fermo, che se avvenuto in acque internazionali ha elementi di illegalità; invece di assicurarsi delle condizioni in cui venivano tenuti i fermati, peraltro non reduci da una crociera a 5 stelle, ma da una faticosa navigazione a bordo di piccole barche spesso inadatte ad affrontare percorsi così lunghi, i quattro, approfittando della loro condizione di privilegio di membri del Parlamento nazionale e dell’Eurocamera di Strasburgo, sono saliti sul primo aereo e se ne sono tornati in Italia. Adesso loro dicono che non è vero, sono stati obbligati e prima di partire hanno fatto tutto ciò che era in loro potere per assicurarsi delle condizioni dei loro compagni di viaggio. Sentiremo cosa dicono quando torneranno. Ma soprattutto come hanno fatto a non riflettere sul fatto che la loro permanenza, anche forzata, in Israele sarebbe servita a sottolineare l’ingiustizia del trattamento verso persone che non avevano alcuna colpa, se non l’imprudenza di evitare di adeguarsi agli avvertimenti dei militari israeliani e volere a tutti i costi consegnare aiuti alimentari e sanitari. C’è un ulteriore aspetto che viene sottolineato dalla vicenda della “fuga” dei parlamentari: forse si sono resi conto che la missione della Flotilla era assolutamente spontanea e restìa a consentire a nessuno, dicasi nessuno, figurarsi i soliti esponenti del “campo largo” che lo metterebbero in testa a chiunque, a farsi mettere il cappello di organizzazioni politiche che cercano di comunque di trarre vantaggio. È un po’ quel che è capitato a Landini, quando ieri all’inizio della grande manifestazione romana, una delle cento che hanno riempito altrettante città italiane, ha provato a improvvisare un comizio, a dire due parole, e poi ha tagliato il discorso ed è sceso per strada perché ha capito che non era proprio aria.